Quando ero un supereroe

Mia madre prova una certo piacere perverso a raccontare, di tanto in tanto, a persone scelte con criteri random quello che facevo attorno ai 7 o 8 anni.
Si narra che con passo felpato strisciavo sui muri della casa diretto in cucina, con fare da ninja controllavo che fosse libera. Al momento giusto, scelto con non so quale criterio elementare, mi lanciavo ed afferravo un grembiule appeso lì vicino al lavello, spesso era ancora bagnato per il lavaggio di piatti concluso da poco. Lo nascondevo, prendevo la porta e uscivo.
Me lo legavo attorno al collo a mo’ di mantello, correvo verso il cancelletto messo proprio di lato alla fontana della piazzetta vicino a casa, lo aprivo e saltavo fuori in modo che la stoffa svolazzasse. E dicevo «Sono l’uomo da sei milioni di dollari!».

Adesso lo so anch’io che l’uomo da sei milioni di dollari non aveva il mantello, ma immagino che in qualche modo dovevo farmi notare. E farmi dare dello scemo da quelli un po’ più grandi di me. Penso che mia madre ancora racconti questi aneddoti per punirmi dell’idiozia ma soprattutto per i furti di grembiule.
In questo istante sono sul letto con una fasciatura al piede sinistro che nasconde un alluce malmesso, per fortuna non fratturato, solo qualche giorno e tutto sarà risolto. La vera sofferenza è scoprire alla veneranda età di 26 anni che mica sono bionico davvero.


P.S.: avevo rimosso le canzoni delle due sigle, spero di riuscire a farlo di nuovo.

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