Introduzione autodidatta alla tastiera meccanica

Ho cercato di evitarla il più possibile, ho tentato di ignorarla, far finta che non esistesse, ma alla fine eccola qui. La scimmia per la tastiera meccanica. Mi è necessaria? No. Migliorerebbe ciò che faccio 8+ ore al giorno? Possibile. Sarebbe uno sfizio? Probabile.

Ho iniziato a informarmi, leggere articoli, vedere video, confrontare pareri, e mi sono fatto un’idea di quello che vorrei. Ho pensato quindi di riassumere un po’ di informazioni in un post. Essendo un n00b dell’argomento, parlando solo per letto e sentito dire e non possedendo ancora una tastiera meccanica, nel caso riscontraste errori, imprecisioni o importanti omissioni segnalatele pure nei commenti, grazie!

Cos’è una tastiera meccanica?

Una tastiera meccanica si differenzia da una a membrana per i tasti. Se nel secondo caso premendo il tasto fino in fondo si spinge uno strato gommoso conduttivo – la membrana, appunto – verso il circuito stampato per chiudere un circuito e impartire il comando scelto, nel primo ogni tasto è un interruttore. Nella maggior parte dei casi l’interruttore si aziona molto prima del fine corsa. La differenza maggiore nelle tastiere meccaniche risiede quindi nei tipi differenti di interruttori, gli switch.

Quale switch scegliere?

Prima di parlare di switch è necessario indicare le aziende che li creano. Il più famoso produttore è l’azienda Cherry MX e con i suoi switch si va sul sicuro, sono diffusissimi. La loro decisione di identificare diversi tipi di switch per colore è diventata praticamente uno standard de facto.

Negli anni altre aziende hanno prodotto dei cloni, chiaramente non tutti della stessa qualità, che però hanno avuto una buona diffusione anche per un prezzo più contenuto. Tra questi i più considerati e a volte addirittura valutati migliori sono i Gateron, ci sono poi i Kailh, gli Outemu, i Topre e altri.

Ci sono diversi switch e la preferenza è prettamente personale e legata all’utilizzo. A grandi linee le tipologie sono linear (lineare), tactil (tattile) e clicky (sonoro). I più conosciuti e utilizzati rappresentano ognuno una di queste categorie, di solito a prescindere dalla marca.

  • Red switch: i rossi sono di tipo linear, ossia non forniscono nessun feedback di averli premuti se non arrivando a fine corsa. Necessitano di poca forza di attuazione e sono piuttosto silenziosi. Spesso sono i preferiti dei gamer.
  • Brown switch: i marroni sono di tipo tactil, ossia aggiungono un feedback tattile alla pressione, uno “scalino” che permette di capire che il tasto è stato in effetti premuto. Sono poco più rumorosi dei red. Sono usate sia per il gaming che per la scrittura e programmazione.
  • Blue switch: i blu sono di tipo clicky, al feedback tattile ne aggiungono uno sonoro alla pressione. Essendo piuttosto rumorosi sono sconsigliati in ambienti di lavoro condiviso. Sono apprezzati per la scrittura e programmazione.
  • Altri switch: anche se quelli sopra sono i più diffusi ce ne sono molti altri. A questo link si trovano più informazioni delle altre varianti. Ci sono poi gli switch proprietari come i Romer-G di Logitech.

Quale tastiera scegliere?

La prima cosa da decidere è il formato. La maggior parte delle persone è abituata alla tastiera full size, completa, ma ci sono anche la tenkeyless (TKL) ossia senza il tastierino numerico che riduce il numero di tasti a 87, e le compact che accorpano il più possibile la parte con le frecce. Si sono anche le 60%, talmente compatte che eliminano le frecce e i tasti F1-F12.

La scelta del layout di solito è rapida, ci sono sia l’ANSI (USA) che ISO (europeo) con le diverse specifiche nazionali.

Una volta deciso il nostro formato preferito la scelta rimane davvero estesa. La differenza di prezzo può essere notevole e dipende dalla marca degli switch, dai materiali costruttivi, dalle funzionalità accessorie. Ad esempio, essendo spesso indicate come tastiere da gaming, le si trova retroilluminate, tantissime con illuminazione LED RGB. Ci sono quelle che hanno software di supporto che permettono di creare macro di funzionalità ed effetti luminosi. Alcune hanno il cavo staccabile, quelle wireless o bluetooth sono più rare.

Per gli indecisi o per chi pensa che un giorno potrebbe cambiare idea sugli switch scelti c’è una possibilià in più, le tastiere hotswappable. Queste tastiere permettono la rimozione degi switch senza dissaldare contatti, solamente sfilandoli dal loro alloggiamento, molto comodo per chi voglia cambiarli successivamente in maniera rapita e tenendo la stessa tastiera.

La tastiera non è solo base e switch, mancano ancora le parti più evidenti, i tasti. I keycap vengono solitamente venduti con la tastiera ma è possibile acquistarli a parte e cambiarli. A volte si pu`o scegliere il materiale plastico con cui sono fatti (PBT meglio di ABS). Si trovano facilmente online e ce ne sono per ogni gusto, dal moderno al retro (i miei preferiti), quelli con scritta o contorno trasparente per mostrare la retroilluminazione, di ogni colore. Cherry MX, Gateron e Kailh supportano gli stessi keycap, i pistoncini hanno una forma a croce simile. C’è chi addirittura crea e vende keycap fatti in resina artigianalmente. Per non parlare del fatto che i keycap possono avere profili diversi e si possono scegliere anche quelli.

C’è anche la possibilità di acquistare tastiere barebone, ossia solo la base, da riempire con switch e keycap acquistati separatamente. Insomma, le variabili sono tante.

Cosa ho scelto

Mi piacerebbe ridurre lo spazio tra tastiera e mouse. Ho ultimamente coperto il tastierino numero con un cartoncino e non ne sento quasi per niente la mancanza. Preferirei una hotswappable per tenermi la possibilità di cambiare switch in futuro. Prenderei degli switch brown perché ho provato i red e sono davvero troppo leggeri per me, vorrei un feedback tattile ma senza un click che mi irriterebbe i colleghi.

La decisione non è presa al 100% ma ci siamo quasi. Penso acquisterò una tastiera layout ANSI (USA) tenkeyless hotswappable con switch brown Cherry MX o Gateron.

Per questioni di prezzo tengo sott’occhio e attendo il Black Friday / Cyber Monday per la Glorious GMMK TKL USA, questa sarà molto probabilmente la mia base. Potrei ordinarla già con switch Gateron Brown e keycap Glorious Aura Keycaps in PBT.

Lenovo Yoga Book C930, la mia recensione

Quest’estate, in qualità di Lenovo Champion, ho partecipato al concorso #MyC930Postcard e grazie a questo video ho vinto lo Yoga Book C930.

Lo Yoga Book C930 è un “convertibile”, un notebook 2-in-1 da 10,8″, con la particolarità di non essere dotato di tastiera fisica. Lì dove te la aspetteresti c’è… uno schermo e-ink!

Avevo potuto interagire con la prima versione di questo prodotto la durante la mia partecipazione al MWC2018 e me ne ero innamorato, dopo aver appreso della sua evoluzione – al posto dello schermo e-ink c’era l’equivalente di una tavoletta grafica dove appariva la tastiera – mi è piaciuto ancor di più. Dopo un paio di mesi di prova posso finalmente dire cosa ne penso, dalle prime impressioni ad una serie di pro e contro.

Specifiche tecniche

La versione che ho è così configurata (dati presi dalla pagina ufficiale):

  • processore Intel Core i5-7Y54 di settima generazione
  • sistema operativo Windows 10
  • scheda grafica Intel HD 615
  • 4GB RAM LPDDR3
  • SSD 256GB PCIe
  • schermo touch IPS QHD (2560 x 1600) da 27,43 cm (10,8″)
  • schermo touch Flexible E Ink Mobius Full HD (1920 x 1080) da 27,43 cm (10,8″)
  • 2 altoparlanti con Dolby Atmos
  • WiFi 802.11 a/b/g/n/ac, dual channel
  • Bluetooth v4.2
  • sensore di impronte digitali Windows Hello
  • accelerometro, sensore di luce ambientale, sensore con effetto Hall
  • 2 USB 3.1 Type-C di prima generazione
  • slot per schede microSD/SIM
  • stilo Lenovo Active Pen 2

Prime impressioni

Sembra un piccolo quaderno. Di sicuro ad una prima occhiata non ci si rende conto della versatilità che può avere questo oggetto.
La cerniera ha lo stesso sistema di piccoli ingranaggi in 8 punti, lo stesso della prima versione del device, che io esteticamente adoro.
Ai lati si possono notare le due prese USB-C (una per parte), gli altoparlanti, il carrellino con gli slot per SIM e microSD, il tasto accensione e i tasti volume, il minimo indispensabile. Non c’è una presa jack audio per cuffie e microfono, come ormai è abitudine per molti device (soltanto noi anzianotti ci badiamo ancora).

La prima apertura è un’emozione: toc toc. Bussando sul notebook infatti un meccanismo magnetico apre il coperchio di mezzo centimetro, giusto per permettere il sollevamento.

Fa un po’ impressione inizialmente non vedere la tastiera, lo ammetto. Al suo posto c’è lo schermo e-ink, touch e con supporto per stilo come il principale, che invece è di tipo IPS QHD.

Una volta acceso, beh, è un notebook. Appena sopra lo schermo e-ink troviamo il lettore di impronte digitali compatibile con Windows Hello. All’inizio spesso non riconosceva l’impronta ma un aggiornamento driver ha risolto la questione per la maggior parte dei tentativi. Una volta entrati possiamo tranquillamente navigare, occuparci di documenti, usufruire di contenuti multimediali. Non è fatto sicuramente per il gaming o per operazioni computazionali pesanti. Si sente il limite dei 4 GB di RAM, se l’avessi acquistato avrei probabilmente optato per la versione da 8.

Tramite il tasto virtuale in alto a destra dello schermo e-ink è possibile configurare la tastiera: suoni, feedback aptico, stile, lingua, sfondo quando spento. Proprio entrando nelle impostazioni si nota che questo schermo può essere tastiera con touchpad, tavoletta grafica, schermo touch dove disegnare (con la Lenovo Active Pen 2 in dotazione o con le dita) ed e-book reader con supporto a formati epub, mobi, pdf e txt. Quando si chiude il notebook in modo da usarlo come tablet lo schermo e-ink si spegne e per riattivarlo bastano due tap.

Pro

La versatilità di questo device è sicuramente un punto di forza: è un notebook da 10,8″ che diventa tablet, tavoletta grafica ed e-ink reader. Il design molto semplice, con l’accento più “ingegneristico” della cerniera, mi ha conquistato a prima vista. L’apertura toc toc è sempre simpatica, anche se è possibile ottenere lo stesso risultato tenendo premuto il tasto volume.

A livello multimediale sono positivamente sorpreso dal comparto audio, mai avrei pensato che un device così compatto potesse offrire un suono così buono, nitido e dall’effetto fortemente stereoscopico.

Concentrandomi invece sullo schermo e-ink sono colpito dalla tastiera: la scrittura è precisa, il feedback sonoro e aptico – configurabili – danno una buona impressione di interattività. Non ci farei una sessione di programmazione di 8 ore ma per scrivere qualche mail e navigare non si prova nessun disagio. Mi piace il fatto che in modalità appunti venga lanciata una versione di Microsoft Whiteboard, con le funzionalità di supporto nel disegno (aiuta a fare le forme geometriche che si abbozzano). Quello che si disegna si può salvare, basta usare la funzione di copia e poi incollare in altri software sullo schermo “normale”, basta un Paint. Si può anche copiare quello che si vede sullo schermo normale come contenuto della whiteboard in modo da poterlo ad esempio annotare. Tocco di classe: è possibile appoggiare magneticamente la Lenovo Active Pen 2 sul coperchio chiuso.

Ho letto che inizialmente la funzionalità ebook reader supportava solo pdf e leggeva da una sola cartella del sistema, è bastato applicare l’aggiornamento firmware di marzo 2019 per avere il supporto ai formati epub, mobi, txt e avere la funzionalità di navigazione tra le cartelle.

Contro

Il primo punto d’attenzione non riguarda direttamente il prodotto e Lenovo ma il sistema operativo: la modalità tablet di Windows 10 può non essere intuitiva e a volte può disorientare ma pare che in Microsoft lo sappiano e stiano lavorando per renderla più comoda.

La prima volta che ci si trova ad usare il notebook al buio ci si accorge che lo schermo e-ink non è retroilluminato, il che comporta che la tastiera sia poco o per nulla visibile. Da evitare quindi questo tipo di scenario, alla bisogna c’è sempre la tastiera virtuale di Windows.

Nelle specifiche sul sito si legge che la batteria dovrebbe durare fino a poco più di 8 ore e mezza per un “normale utilizzo”, io non sono arrivato oltre le 5, ma questo parametro `è relativo all’uso che si fa del device, se ci si dedica molto all’utilizzo dello schermo e-ink per leggere è chiaro che il consumo sarà inferiore e quindi la durata maggiore.

Suggerimenti e desideri

Cari sviluppatori Lenovo, mi permetto di darvi un paio di idee, sperando di essere ascoltato.

Come ho detto quando si usa il notebook in modalità tablet, ossia si piega in modo che si abbia lo schermo a colori davanti e quello e-ink dietro, quest’ultimo si disattiva. Si può tornare ad usarlo se si torna in modalità notebook o se si fanno due rapidi tap sullo schermo. Ecco il punto: basta tenere il device in mano come se fosse un tablet per fare involontariamente due tap sullo schermo e-ink, così si vede lo schermo a colori spegnersi senza apparente motivo per poi capire che in realtà si è passati in modalità ebook reader.
Sarebbe bellissimo avere una opzione per escludere la funzione di “attiva con due tap”, lasciando magari acceso il tasto delle opzioni e-ink in alto a destra per riattivarlo volontariamente.
Basterebbe un aggiornamento firmware per farmi felice, come quando avete introdotto la navigazione a cartelle e il supporto a più formati di file per l’ebook reader.

Inoltre, la collaborazione tra Lenovo e Amazon ha portato su alcuni modelli di notebook l’assistente Alexa, sarebbe interessante portarlo anche sullo Yoga Book e magari non solo negli Stati Uniti.

Infine, perché non interfacciarsi sempre con Amazon per una versione della app Kindle utilizzabile sul nostro schermo e-ink, visto che già esiste quella per Windows da usare sullo schermo normale?

Grazie Lenovo

Non posso che ringraziare Lenovo, in particolare Lenovo Italia, per questo fantastico prodotto!

Lenovo Yoga 530 con AMD Ryzen, la mia recensione

Al Mobile World Congress 2018 ho potuto conoscere in anteprima nuovi prodotti Lenovo, tra cui lo Yoga 530 con CPU Intel.
Lo Yoga 530 è un “convertibile”, un notebook 2-in-1: la sua caratteristica principale è che lo schermo può ruotare di 360° fino a trasformarlo in un tablet.
Un paio di settimane fa, prima dell’IFA 2018 di Berlino, ne ho ricevuto uno grazie a Lenovo, uno Yoga 530 con a bordo una APU di AMD!

img_20180826_120552_033

Cos’è una APU?

apu_nahasapeemapetilonNo, non è lui.
Riassumendo il più possibile, una APU (Accelerated Processing Unit, unità di elaborazione accelerata) è un processore dove la CPU (Central Processing Unit, unità di elaborazione centrale, il “cervello” del nostro computer) e la GPU (Graphics Processing Unit, unità di elaborazione grafica, il “cuore” della scheda grafica) sono fuse insieme e quindi compie le operazioni di entrambi.
Le APU sono state pensate per avere ragionevoli prestazioni con il minor consumo energetico possibile, quindi principalmente destinate a dispositivi usati per lo più in mobilità.

Specifiche tecniche

  • Processore AMD Ryzen 5 2500U (3.6GHz) con comparto grafico AMD Radeon Vega 8 Graphics integrato
  • Memoria RAM 8GB (4GBx2 DDR4)
  • Touchscreen 14″ Full HD (1920×1080) IPS, multi-touch a 10 punti
  • Storage 256GB SSD
  • WLAN 802.11ac
  • Bluetooth 4.1
  • Altoparlanti Harman e Dolby Audio Premium
  • Fotocamera 720p
  • Microfono Dual Array
  • Tastiera retroillumunata
  • Lettore di impronte digitali
  • Connessioni USB-C, 2 USB 3.0, HDMI, lettore schede 4-in-1, jack audio combinato
  • Lenovo Active Pen
  • Batteria da 45Wh
  • Alimentatore da 65Wh
  • Sistema operativo: Windows 10 Home 64
  • Dimesioni 32,8 cm x 22,9 cm x 1,76 cm
  • Peso 1,6 Kg

Ora apriamo la scatola!

img_20180816_142630088
Molto semplicemente nella scatola si trovano il notebook, l’alimentatore con il cavo della spina, il foglio illustrativo della garanzia, una guida veloce e – almeno nella versione italiana che ho ricevuto io – la Lenovo Active Pen.

Guardiamolo, prima di accenderlo

Il colore è ufficialmente Onyx Black, un nero opaco molto piacevole.
Sul lato sinistro troviamo la presa dell’alimentatore, la porta HDMI, una USB 3.0, una USB-C e il jack combinato per cuffie e microfono. Sul lato destro invece la presa per il lucchetto di sicurezza, un’altra USB 3.0, il lettore di carte 4-in-1 e il pulsante di accensione. Dietro lo spazio è dedicato alle aperture per la dissipazione, mentre sotto troviamo gli altoparlanti Harman.
yoga_dx
yoga_sx
Le cerniere che permettono la rotazione a 360° dello schermo si notano subito in quanto di colore più chiaro.
img_20180921_125155323
Una volta aperto la cosa che colpisce di più è il telaio in alluminio, davvero stupendo. La tastiera – nel mio caso layout italiano – ha la parte bassa dei tasti arrotondata, i tasti freccia su/giù sono le due metà di un tasto solo e i tasti F1-F12 sono principalmente tasti funzione, per usare i classici F si devono premere assieme al tasto Fn. Lo schermo è lucido, ha una barra nera in basso (dove ci sono le cerniere) mentre la webcam è nel bordo alto.

Acceso!

Tralascio l’installazione di Windows 10 Home, fatta scambiando due parole con Cortana. Simpatica, ma dallo smartphone Google Assistant mi ha guardato male tutto il tempo.
Già dalla prima accensione dopo l’installazione mi accorgo che l’avvio è davvero veloce. Nel sistema troviamo già installati dei programmi di utilità di Lenovo e l’antivirus McAfee (non sopporto gli antivirus preinstallati, l’ho rimosso quasi subito).
Per quanto riguarda le personalizzazioni, la grandezza dei caratteri è configurata di defautl a 150%, probabilmente per favorire l’uso come tablet. Credo sia quasi troppo, infatti l’ho impostato subito a 125%.

Tastiera, touchpad e lettore di impronte digitali

img_20180921_125252823
Una piacevole sorpresa è stata la tastiera davvero comodissima. Il mio attuale termine di confronto è il notebook che uso per lavoro, un Dell XPS 15 del 2017, non ha una tastiera così confortevole. La sera è utile la funzionalità di retroilluminazione, gestibile con la combinazione di tasti Fn+barra spaziatrice. L’unica cosa che non ho capito è perché rimanga accesa anche quando il computer spegne lo schermo per risparmio energetico.
Il touchpad ha una buona dimensione, come sempre più spesso si trova sui notebook. I click – intesi non come semplici tap sul pad – nella parte bassa equivalgono ai tasti del mouse, ossia se si clicca il touchpad in basso a destra sarà come fare click destro.
Per accedere al mio account ho utilizzato il lettore di impronte digitali e Windows Hello, devo dire che ogni tanto fallisce il riconoscimento più volte di fila e quindi chiede password o PIN.

Video e audio

Il touchscreen 14″ Full HD è davvero luminoso, è un piacere guardare video, oltre al normale utilizzo. Non ho trovato particolari problematiche di riflesso, poi è chiaro che se si ha dietro la schiena una forte fonte luminosa allora non si può certo evitare l’effetto specchio.
L’audio degli altoparlanti Harman mi ha soddisfatto, è chiaro che non possano avere i bassi di casse esterne ma per essere integrate suonano davvero molto bene. Bisogna ringraziare il Dolby Audio Premium: ho fatto tentativi di accensione e spegnimento delle impostazioni Dolby mentre ascoltavo delle canzoni, la differenza è abissale. Mi è capitato di vedere video con suoni della natura e ho dovuto togliere l’audio per rendermi conto che alcuni suoni arrivavano davvero dal computer e non da fuori.

La flessibilità del 2-in-1

L’uso come notebook è il principale e devo dire che la leggerezza è davvero un punto di forza. Sfruttarlo solo così però non ha ovviamente senso, è un convertibile!
L’ho quindi provato come tablet.
Se tenuto in portrait mode, ossia in verticale, è meglio tenerlo dalla parte della banda nera più sottile in quando dall’altra, quella delle cerniere, ci sono le uscite della dissipazione. In landscape mode invece meglio rivolgere le uscite della dissipazione verso l’alto.
Comunque devo riconoscere che un tablet da 14″ è quasi troppo grande ma alla bisogna è una modalità utile.
Per provare la Lenovo Active Pen ho provato altri formati. Da evitare la classica posizione notebook e anche quella con tastiera verso il basso, lo schermo oscillerebbe. Meglio metterlo a piramide o proprio completamente piegato, ossia stile tablet.
IMG_20180824_190248221_PORTRAIT_2
Mia figlia Matilde ha sottoposto lo Yoga 530 a uno stress test disegnando con la penna in dotazione. Sono rimasto colpito dai diversi tratti ottenibili con diverse pressioni ma soprattutto dalla reattività, in pratica sembra di scrivere su un foglio. La Active Pen ha anche dei tasti, uno dei quali comodo per cancellare senza dover selezionare su schermo la “gomma”.
La posizione a piramide è consigliata anche per la visione di video, avendo le casse sotto, o meglio, in questa posizione sono verso l’interno, l’audio sarà anche meglio di come ho già detto.

Comportamento e performance

Ho iniziato con del semplice browsing, ascoltato musica, visto qualcosa su Netflix, fatto del semplice editing video, giocato a Paladins e StarCraft II.
Tutte le attività sono andate alla grande, i giochi fluidi. Certo, ho scelto giochi che non hanno chissà che richiesta di risorse, ma comunque a dettaglio massimo. E poi se voglio una macchina da gaming non mi affido a uno Yoga (qualcuno ha detto Legion?). L’unica stranezza l’ho vista quando ho lanciato a tutto schermo Paladins, mancava la gamma del verde alla grafica. Ho provato l’aggiornamento driver automatico di Windows, che mai aveva fatto qualcosa di utile per me, e per la prima volta nella mia esperienza ha trovato l’update e sistemato il problema.
Quello che ho notato è che con una richiesta media/alta di risorse la APU ha iniziato a scaldare sensibilmente, abbastanza da sentire la zona di calore sotto la parte sinistra della tastiera. Ogni computer lo fa, nel caso dello Yoga è letteralmente tangibile per la sua natura sottile.
La conseguenza del calore è che le ventole di raffreddamento vanno piuttosto veloci, soffiando abbastanza. C’è un’impostazione nel BIOS per passare da un setup PerformanceQuiet, in questo modo si gestisce l’utilizzo della APU e quindi lo Yoga diventa più silenzioso. Insomma, dipende dall’uso che se ne vuole fare.

E la batteria?

La descrizione dello Yoga 530 dice “fino a 8 ore di autonomia”. Questo risultato potrebbe probabilmente essere raggiunto limitando al massimo le prestazioni, ma con un uso normale – wifi, luminosità 30/40%, un po’ di musica, navigazione – sono arrivato al massimo a quasi 5 ore, che è un buon risultato. Uno dei fattori positivi è la velocità di ricarica, grazie alla tecnologia RapidCharge e all’alimentatore da 65W in dotazione.

Tirando le somme…

Questo nuovo Yoga 530 con APU AMD Ryzen è il mio primo notebook 2-in-1, quindi il mio parere è sicuramente influenzato anche dal suo formato.
img_20180921_125131793
Durante la presentazione dei nuovi prodotti Lenovo all’IFA 2018 di Berlino gli stessi manager hanno asserito che gli utenti usano i convertibili per la maggior parte del tempo in formato notebook e questa mia esperienza mi porta a confermarlo.
Penso che sia un buon notebook di fascia media, leggero e con prestazioni che non credevo così buone, probabilmente migliorate grazie alla APU AMD Ryzen. Credo anche che usato come mero tablet sia un po’ pesante, quasi troppo esteso, e come prevedibile è difficile tenerlo con una mano sola.
Poterlo però usare in queste configurazioni e anche in posizione piramide segnano la sua grandissima versatilità.
In effetti lo consiglio a chi è amante dell’intrattenimento, magari con un lavoro o un hobby orientato alla creatività, qualcuno che può sfruttare davvero la Active Pen.
Sono molto contento di aver provato con mano la APU AMD Ryzen. Ringrazio Lenovo Italia per avermi concesso questo Yoga 530.