Resoconto della trasferta all'Apres di sabato 6 ottobre 2007

Come promesso ecco qualche considerazione sparsa circa la serata con gli amici della Comunidad Goliardica in quel di Gargazzone (BZ) all’Apres.

  • Se in discoteca hai intenzione di bere alcolici, ovviamente se non devi guidare, ordina tutto entro le 2, perché l’entrata in vigore della nuova legge ti proibisce di farlo dopo quell’ora: si possono ordinare tipo 10 rum e pera alle 01:59 per consumali poi. “Be smart”, altrimenti la delusione si dipingerà sul tuo viso.
  • Sulla Polo di Dalbo: data una variabile aleatoria X riguardante la musica sulle sue cassettine, P(X=Celentano) = P(X=altro), ovviamente merito/colpa di Fioretto.
  • Quando il Puma è in macchina quello che indossa vale più della Vecchia Betsy.
  • Gian è stato finalmente capace di farsi trascinare a forza al bancone.
  • Nessuno ha mai toccato i capelli del Puma: c’è chi pensa che siano di plastica come quelli del Big Jim.
  • Una volta varcata l’entrata dell’Apres, il Puma conosce solo una perifrasi: Amore mio.
  • Mi lamentavo dell’assenza di un vocalist e/o di un vocalist che parlasse italiano all’Apres: dopo averlo sentito sabato sera non sono certo di cosa fosse meglio.
  • Il DJ della saletta è l’uomo più scazzato del mondo.
  • Santu adora il bondage con le cinture di sicurezza.
  • la Coca Cola ha un effetto lassativo su Ome. Per fortuna solo quasi immediato.

Gigi D'Agostino @ Max Disco, Bressanone (BZ)

In compagnia, eravamo più di una decina, siamo arrivati alle 22 di fronte al Max Disco di Bressanone (BZ), ma come i bambini ecco che ci siamo fatti distrarre dal Luna Park vicino. Autoscontri, Tagadà, e poi ci avviciniamo all’ingresso del locale. C’è già un po’ di fila, ma attendiamo le 23, orario di apertura. Il tutto scorre abbastanza rapidamente, ad alcuni sono richiesti i documenti, forse per verificare l’età (non che sia vietato l’ingresso sotto una certa soglia, mah…) e si entra.
Il locale non è male, ben strutturato, ma la mia attenzione è subito attirata dalla console: è rialzata su una piattaforma arrotondata, e c’è gente che guarda. Che Gigi sia già arrivato? Meglio, sta già suonando!
Cappello bianco stile militare, pizzettone e basettoni (in pratica ci sono solo due linee di pelle a separarli), capelli dietro con codino. Non sembra nemmeno lui con i capelli, ma gli occhi non tradiscono, è proprio Lui. In pratica si incarica anche del preserata, con il locale ancora vuoto, suonando quel Lento-Violento che tanto gli sta a cuore da un po’ di tempo, e ci piazza un pezzone con giro stridulo proveniente da un famosissimo brano afro (appena ricordo titolo e autore edito il post). Man mano la disco viene occupata, il volume aumenta, la pista è piena.
Tutto fila liscio nel Lento-Violento, fra cassa pesante, giri di basso devastanti e cantati soavi, quando si ferma il sound, “Scusate l’interruzione, ma ci sono da spostare tre auto…”. Cosa??? Gigi che annuncia di spostare delle auto? Che si incazza per il mancato silenzio? E che dà del ‘coglione’ a chi gli ha fischiato sopra? Grande…
E si ricomincia, spostandoci sul suo fantastico repertorio fine ’90: “The way”, “Another way”, “La passion”, “L’amour toujours” abbracciato alla mia Lisa, ma anche “Komodo” di Mauro Picotto, un remix di “Frozen” di Madonna, “GSM” dei Dual Band, e addirittura “La Primavera” di Vivaldi. Frasi sue registrate ogni tanto interrompono la musica, e una in particolare colpisce, quella contro gli indescrivibili assassini del piccolo Tommaso: bravo Gigi, ovviamente a modo tuo sai omaggiare e farci pensare.
La – sua – serata termina alle 2.45, con un finale – di voce registrata – di ringraziamento, e il suo saluto a voce, cosa che all’Apres di Gargazzone (BZ) l’anno scorso non aveva fatto. E così termina il mio secondo live dell’Uomo al quale mi sono ispirato nella mia ‘carriera’.
E poi via, tutti a casa!
Grazie Gigi!

Maracaibo: ecco com'è

Dopo aver lavorato al Maracaibo nei venerdì dell’estate 2004 ci sono tornato, da inizio febbraio di quest’anno domini 2006. Girano molte voci sul locale, per ogni aspetto. Come succede per tutti i locali. Beh, io ci sono dentro, e dico le cose come stanno.
La gente – Si vocifera tanto sull’età media dei clienti, ma provate ad esserci un sabato sera e vi accorgerete che la fascia non è così bassa. Non sarà una media di 30 anni, ma di sicuro è più di 16 o 18, e tutti quelli che ci sono si divertono davvero, dall’inizio alla fine della musica, e anche oltre se non dovessimo fermarci per l’orario.
La direzione – Chi gestisce il locale è cordiale, sempre di parola e chiaro nel parlare, senza giri di parole o peli sulla lingua, e anche se la mia esperienza è sempre stata solo di “dipendenza” e non di organizzazione penso sia così che si porta avanti un locale. Si dice una cosa e si mantiene la linea, se ci sono cambiamenti si dicono, se non va qualcosa lo si dice chiaro e tondo. E tutto il mondo dovrebbe funzionare in questo modo. Li ringrazio di essere così.
Lo staff – Lo staff è unito, ma più che altro parlo di quello artistico. Sono stato sempre convinto che sparlare non serve a nulla, a parte far percepire la tensione alla gente e rovinare le serate, istantaneamente o deteriorandole col tempo. Noi rispettiamo quest’idea, e non solo: chi fà da anni il proprio lavoro segue chi inizia, e chi lavora da meno apprende in modo molto umile, e impara in fretta. Se e quando qualcuno ha bisogno di una mano c’è sempre chi gliela dà. Così si lavora, si collabora, si convive in un locale.
Non vuol essere uno spot pubblicitario, bensì un chiarimento.