Il rock non è morto

Abbandoniamo le discussioni sulla politica che tanto non portano assolutamente a nulla, in Italia c’era il caos, c’è e sempre ci resterà. Parliamo di cose serie, parliamo di musica. Io ci vivo con la musica, e come tutti ho i miei gusti. Non è vero che se uno è DJ ascolta solo dance, house, techno, hard style, afro o altro. Anzi, in questo periodo ascolto tutt’altro, e si sente probabilmente anche dalle mie scalette in “I wanna play”.
Quello che più davvero mi coinvolge in questo periodo è il genere definito indie: è la contrazione del termine inglese independent è fa riferimento a tutto ciò che in campo artistico è al di fuori dell’orbita delle grandi industrie del settore; in tempi recenti, per indie si intende solitamente identificare un filone musicale che tende a recuperare aspetti sonori tipici degli anni 80, in particolare della new wave (thanks to wikipedia).
Mi sto dedicando all’ascolto delle band più famose di questo filone musicale: The Libertines, Babyshambles (rispettivamente l’ex band e l’attuale gruppo di Pete Doherty, ex fidanzato di Kate Moss anch’esso coinvolto in giri di coca e il cielo solo sa cos’altro), Franz Ferdinand, Kaiser Chiefs, The Killers, Arctic Monkeys, ma potrei inserire anche Bloc Party, The Dead 60’s, The Delays, The Editors, e allontanandosi un po’ anche i Morningwood. Non mi piacciono molto i The Hives ad esempio, ma conoscendoli meglio potrei ricredermi.
Per oggi, come ha fatto il mio amico Fe – ecco il suo blog, e scusami non era mia intenzione copiarti! – consiglio l’album “You could have it so much better” dei Franz Ferdinand. Cliccate la copertina per visitare il loro sito ufficiale. Una curiosità : il cantante Alex Kapranos cura una rubrica gastronomica sul giornale The Guardian (in Italia appare sul settimanale Internazionale.)
PS: non chiedetemi perché non ho linkato ogni gruppo al sito ufficiale, ci avevo anche pensato, ma ha prevalso la linea del “esiste Google, ed è pure il Meglio, si può usare…” 🙂