Scusate, ero impegnato a far finta di vivere

Qualcuno dice che social network come twitter e friendfeed hanno ammazzato i blog. Il mio sicuramente sì. Dai, ammazzato proprio no, diciamo assopito. Qualche guida qua, qualche parere su un gioco là, e poi se ne sta qui senza sporcare, alla mercè dei motori di ricerca e di quelli che arrivano qui perché la loro PS3 è svampata o non vanno d’accordo con GRUB2.
È sabato sera, sono al computer. Il mondo prende e va, io sono dove sto praticamente tutto il resto della settimana. La colpa è del mal di denti. Non fraintendetemi, la mia dentista è molto brava, è la mia bocca che è incasinata. Tra il soffrire goffamente adagiato sul letto con la tavoletta portavivande Ikea riadattata a tavolino per il Dell e il lamentarmi in mezzo al caos e alla ressa di una discoteca dove sono stato invitato, beh, ho scelto l’opzione A e l’ho accesa.
Da quasi un mese ho iniziato a lavorare qui, mi trovo bene. Mi sto ambientando, il prodotto in sviluppo è già abbastanza articolato e non l’ho ancora curiosato tutto come si deve.
Ah, ho violato ogni mio principio etico e morale: mi sono comprato un iPod Touch 8GB. Ho elencato i santi di un paio di mesi di calendario per sincronizzarne la musica sotto Ubuntu, ma ce l’ho fatta e quando ne avrò voglia scriverò come ho fatto, non è complicato. Dovevo trovargli un nome, magari rimanendo nella mia tradizione delle navi di Matrix, ma non trovavo nulla di adatto. Poi Lisa mi ha suggerito uno strappo alla regola e così l’ho chiamato Cypher, nome del traditore della lotta degli umani al controllo delle macchine, non fa una grinza.
Ora, svogliato come pochi, mi guarderò un paio di puntate di qualcosa, o qualche film, sperando di non alzarmi domattina finendo il calendario tirato in ballo prima per il male. Ouch.

Dall'altra parte

Quando lo scorso ottobre ho iniziato il mio anno come assistente di laboratorio tecnico informatico in due scuole medie, e una decina di elementari ad esse collegate, parenti e amici chiedevano «Ah, insegni ai ragazzini ad usare il computer?». La risposta era sempre quella: no. Facevo manutenzione, davo una mano se qualcosa non andava o se qualcuno aveva bisogno di un’indicazione per svolgere qualche azione, suite da ufficio, niente di che. E aggiungevo sempre il fatto che non so insegnare. Negli anni ho insegnato diverse cose a mio padre, mia madre, a Lisa… col risultato di stufarmi, risultare saccente e perdere la pazienza.
Ma. Eccolo, il ma. Finito il contratto mi è stato proposto di tenere qualche ora di aggiornamento per alcuni docenti in una sede elementare con laboratorio completamente nuovo, montato dal sottoscritto non più di 3 mesi fa. Io, dall’altra parte della barricata. Ossignur.
Argomenti? Cos’è una rete, come funziona, com’è organizzata quella su cui lavoreranno durante l’anno. Oggi ho le prime 2 ore (su 6 previste entro metà ottobre), ho preparato delle slides. Ho paura siano poche, ho il sentore che finirò per essere troppo tecnico, troppo veloce, di perdere la pazienza. Ok, avrò davanti una ventina di adulti, non di bambini. Mi sono anche chiesto quale delle due opzioni è peggiore.
Insomma, bel banco di prova oggi per il Vostro. Tra le 17 e le 19 pensatemi, potrei essere il nuovo professor Keating. Oppure ricoverato in psichiatria per una pesante crisi isterica.

Migrazione di sistemi operativi

Sono nell’aula informatica della scuola, mi godo l’assenza dei pargoli urlanti e delle maestre stressanti.
Anzi, come non detto, quelle ci sono. Stanno svuotando le aule, traslocano tutto al piano di sopra.
Una mi chiama, dice che nella biblioteca piccola ci sono delle cose dei computer da spostare, chiedo che cosa, sono disponibile a dare una mano, non per zelo ma perché prima spostiamo il tutto prima si dedicano ad altro.
Mi dice «Beh ci sono un testone… due tastiere, due mouse… e anche due sistemi operativi». Oibò. Il testone intuisco possa essere il monitor, ma sudo freddo all’idea dei sistemi operativi. La guardo nascondendo con molta fatica lo sguardo sicuro di chi è pienamente cosciente che sta per arrivare una perla di saggezza… «Sì, due come quelli lì!», indicando un case.

Per favore, scuola italiana, scuola trentina, o chiunque ne sia responsabile: fate qualche corso di aggiornamento in più ai docenti. Vi prego.