Migrazione di sistemi operativi

Sono nell’aula informatica della scuola, mi godo l’assenza dei pargoli urlanti e delle maestre stressanti.
Anzi, come non detto, quelle ci sono. Stanno svuotando le aule, traslocano tutto al piano di sopra.
Una mi chiama, dice che nella biblioteca piccola ci sono delle cose dei computer da spostare, chiedo che cosa, sono disponibile a dare una mano, non per zelo ma perché prima spostiamo il tutto prima si dedicano ad altro.
Mi dice «Beh ci sono un testone… due tastiere, due mouse… e anche due sistemi operativi». Oibò. Il testone intuisco possa essere il monitor, ma sudo freddo all’idea dei sistemi operativi. La guardo nascondendo con molta fatica lo sguardo sicuro di chi è pienamente cosciente che sta per arrivare una perla di saggezza… «Sì, due come quelli lì!», indicando un case.

Per favore, scuola italiana, scuola trentina, o chiunque ne sia responsabile: fate qualche corso di aggiornamento in più ai docenti. Vi prego.

No, non ci siamo proprio

Sono in una sede esterna dell’istituto comprensivo, una succursale delle medie con annessa scuola elementare. La motivazione? Devo fare assistenza alle classi e ai docenti che devono compilare un questionario online.
I nervi sono iniziati già 2 giorni fa, quando ho iniziato le ore di assistenza, con docenti che si lamentavano della non-presenza del suddetto accrocchio. Provo, in effetti non c’è. Sono passate ore prima che fosse messo online da chi doveva finirlo e piazzarlo sul sito da 2 settimane.
Una volta presente lo annuncio, prima lo fanno prima finiamo, dico di venire in un’aula informatica a farlo, anche se è su Internet, così li ho tutti a tiro. Ovviamente lo fanno su qualsiasi altro computer disperso nell’edificio, mi chiamano per problemi, quando faccio notare che potevano farlo nel laboratorio dal sottoscritto indicato mi guardano come per dire “se fossero stati gli ultimi pc presenti sul pianeta non avrei fatto il questionario, solo per darti fastidio”. Mille volte a rispondere che il test conclude allegramente con un Errore 500 – l’autore di ‘sto coso l’ha scritto con i piedi – e grazie, arrivederci.
Il top si raggiunge poco fa con la prof più impaurita dalla tecnologia che io abbia mai visto. Arriva chiedendo di fare il questionario, rispondo che sono qui appositamente per codesto infausto compito. E guarda questo computer, poi guarda me con occhi dai quali usciva il fumetto “Eh ma se stai lì come faccio a farlo?”. Il mio sguardo si sposta lentamente verso gli altri 12 cazzo di computer dell’aula, dopo un po’ di preoccupazione capisce.
Chiede perché non si accende, pigiando il tasto del monitor. Indico il case in terra, più a rilento di prima ma comprende, anche se solo dopo aver chiesto se bisognasse accendere ANCHE quello.
Si logga, entra, clicca qua e là. Chiede se la domanda riguardo alla scuola primaria – che a lei non riguarda – deve saltarla cliccando su Invio: mentre dico di no, che prima deve mettere tutte le risposte “non so”, clicca Invio, poi invoca il Signore Altissimo – in maniera devota, al contrario di quello che stavo facendo io mentalmente – per l’errore. Vai avanti vah.
Finisce di rispondere, chiede se deve spegnere, compreso ormai l’andazzo suggerisco la voce Arresta il sistema, ma ovviamente disconnette solo l’utente.
A volte penso di pretendere troppo, tanto quanto penso di aver sbagliato posto di lavoro.

Le avventure utontiche – Num. 2

Vi presento il secondo numero della rubrica nata sul mio blog da quando lavoro come assistente di laboratorio tecnico per diverse scuole medie ed elementari, misto di ilarità e tristezza. “E fffattela ‘na risata no?!”
La stampante sparafogli
Stavo nella mia stanzetta server nel sottoscala – non è un salotto ma è fuori dalle balle e mi lasciano abbastanza tranquillo non avendomi a tiro – quando arriva una maestra.
Avete presente quelle persone che per una folata di vento si agitano manco fosse un terremoto? Ecco, è così. Tutto è un problema, niente funziona secondo lei. Ti dice «Oddio, scusa se ti disturbo, penserai che sono una rompiballe, grazie per aver risolto» e poi continua con la sequela utontica.
«Oddio scusa… Non mi va la stampante! Perché con il programma X stampa, e con l’altro no?», rispondo che è un po’ vago.
Con sommo sforzo capisco, tra parole tecniche messe a caso sentite chissà dove, che la stampante funziona, stampa quello che deve stampare, e poi spara fogli bianchi.
«Guarda, ti faccio vedere il documento!», aprendo M$ Parola, io lancio la stampa, si caricano 28 pagine nello spooler. Chiedo quante sono le pagine del documento, risponde 7.
Scorro il testo.
…mmm. 21 pagine di a capo.